Classicità (e attualità) dell'Amarone

Il nostro andare ci porta dritti di fronte a una verticale in omaggio a un grande vino italiano, l’Amarone della zona classica. Siamo nei primi del '900 quando, dall'evoluzione del ben più antico Recioto, vino dolce, nasce l'Amarone, vino secco. Nel 1968 arriva la DOC a disciplinare questo vino dall'elevato (troppo?) grado alcolico e dai profumi importanti. Vitigni utilizzati: corvina, corvinone e rondinella, più altri vitigni a bacca rossa autorizzata nella provincia di Verona.
Eccoci di fronte a un campione dell’export italiano, con molte luci ma purtroppo anche qualche ombra dovuta a una serie di litigi tra produttori causati dalla nota assenza di una denominazione unica, magari garantita e controllata, che racchiuda in un sol disciplinare, e sotto un’unica bandiera, questo vino profondamente evocativo di un territorio ben specifico: la Valpolicella.


Dove: siamo al Grand Hotel di Como, tempio della delegazione AIS della mia città. Grazie all'AIS di Como, ho avuto la fortuna e il piacere di percorrere la storia di una delle aziende più rappresentative dell’Amarone, la ben nota casa vinicola Bertani di Grezzana (VR), nata nel 1857, fondata dai due fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani, a Quinto di Valpantena, a nord di Verona.

Come: bicchieri da degustazione classici, lungo stelo e ampio calice, ma non troppo. Forse, ed è una sottolineatura che rubo a Emanuele Riva, grandissimo sommelier di Como presente tra i banchi, sarebbe stato più opportuno avere dei calici più ampi, soprattutto per i vini di 20 anni e oltre. Scheda valutativa AIS e degustazione in chiaro su supporti bianchi nei locali ben illuminati del Grand Hotel di Como.


Chi: ecco i 6 prodotti in degustazione, uno in fila all'altro. Si parte con un Ripasso per poi concentrarsi definitivamente sulla verticale di Amarone Classico Bertani.

Secco Bertani 2009 Ripasso: nasce in Valpantena, unico cru della Valpolicella. Rubino poco lucente che non mi entusiasma. Un po’ acerbo al naso, vinoso: ha decisamente bisogno di stare ancora per qualche anno in bottiglia. Al primo sorso stravolgo in parte le mie aspettative che mi guidavano dritto a un giudizio non esaltante: ovviamente secco, con sentori chiari di pepe e ciliegia, accompagnati da una sapidità marcata e soprattutto di grande eleganza. Nel complesso un buon prodotto ma che non mi ha conquistato, forse per la poca armonia tra le parti in gioco: la vista e l’olfatto mi indicavano altro rispetto al gusto. Ci abbinerei comunque un primo ben saporito, non troppo profumato. Il meglio lo potrà dare tra qualche anno.



Amarone Classico della Valpolicella 2003: entriamo nel vivo della nostra scampagnata immaginaria sui colli della Valpolicella. Annata 2003, annata faticosa. Dopo un inverno nella media, la primavera iniziò con temperature elevate, fuori dai valori normali. Il proseguimento di questa, fino all’arrivo dell’estate fu caratterizzato sempre da temperature superiori a quelle solite e da una scarsa piovosità. Da ciò una minore resa delle uve, un anticipo della vendemmia per mantenere una buona acidità e la valorizzazione delle zone produttive storiche, le colline delle valli. L’inizio autunno con poca pioggia consentì comunque di vendemmiare uve mature e sane consentendo un ottimo appassimento. 15% vol. leggo in etichetta, confermo che un po' mi spaventa. Subito mi viene il dubbio: ma perchè i grandi bordolesi superano a malapena i 12% vol? Rubino con sfumature granate. Sensazione dolce legata al frutto, non al legno, di confettura di ciliegia. Lo porto alla bocca e subito si fa notare per una piacevolissima beva. Tannino imponente e ottima consistenza. Purtroppo alcolicità in evidenza. Caldo. Rubino con sfumature granate. Compatto. Da abbinarsi anche subito con stufati importanti ma da dimenticare qualche anno in cantina.

Amarone Classico della Valpolicella 1993: l’inverno mite e poco piovoso di quell'annata è sfociato in una primavera molto calda che ha determinato un anticipo della fioritura. Il clima caldo avutosi nei mesi di agosto ha provocato una diminuzione della produzione che è risultata inferiore all’anno precedente. Ottima la scelta delle uve che ha permesso di ottenere un buon prodotto. Tannino di buona fattura. Alcool ben presente. Secco, morbido, non ha pungenze. Legno bagnato al naso, buona mineralità e tanta frutta in bocca. Robusto, intenso, persistenza aromatica davvero lunga, speziatura secca (chiodi di garofano, pepe) che continua a uscire dal calice. Decisamente fine. L'ossigenazione (roteando il bicchiere) ci porta a sentori di confettura di prugne e marasche. L'abbinamento perfetto? Piatti con non troppa succulenza, selvaggina come ad esempio un bel fagiano nostrano. O anche un bel risotto all'amarone.



Amarone Classico della Valpolicella 1981: annata mediamente piovosa con agosto e settembre abbastanza caldi. L’andamento meteorologico in generale è stato favorevole ed ha permesso un ottimale completamento della maturazione. Aranciato brillante, un grande estratto. Consistenza densa. Equilibrio perfetto. Perfetta corrispondenza gusto-olfattiva. Etereo, salmastro, salato. Cacao. Il piacere è effettivamente nel berlo. Gran prodotto e ottima capacità di tenuta e di evoluzione nel tempo. Maturo e pronto per un abbinamento classico della Valpolicella: pastissàda de cavàl (invito il lettore a scoprire da sè la grandezza di questo tipico piatto della cucina veronese).

Amarone Classico della Valpolicella 1975: le precipitazioni si sono mantenute nella media degli anni precedenti, mentre le temperature più calde si sono avute nella seconda decade di luglio e nella prima di agosto. Settembre, nonostante qualche pioggia, si è mantenuto su temperature ideali per la maturazione dell’uva che è stata raccolta verso i primi di ottobre. Sentori terziari che coprono il frutto. Strana sensazione di cartone, poca piacevolezza al naso. In bocca una strepitosa freschezza, perfettamente equilibrata. Anche in questo caso, il gusto percepisce in maniera netta il frutto, quello dolce, caratteristica evidente di questa tipologia. Peccato per la scarsa armonia, davvero poco piacevole al naso: sensazione che anche dopo un'oretta nel calice ci ritrovo in egual maniera. Abbinamento con arrosti di carni rosse, pollame nobile o cacciagione. Sbizzarritevi con formaggi erborinati se trovate una bottiglia di questa annata con un naso più importante e piacevole.


Amarone Classico della Valpolicella 1967: annata ottima per la produzione dell’Amarone, le piogge, concentrate nel periodo primaverile, precedono un’estate moderatamente asciutta e molto calda. Vendemmia di uve perfettamente sane. Al naso sembra marsala, sentori evoluti straordinari. Pulito. Etereo. Alcool che, anche in questo caso, si fa sentire. Identificabile perfettamente nella sua classicità. In bocca inizia a cedere qualcosa, non c’è piacevolezza purtroppo. Peccato, forse siamo oltre la soglia della maturità. Anche le altre bottiglie sembrano indicare la stessa sensazione. Un bell'abbinamento con una serie di formaggi ben stagionati comunque ci può stare.

Se il vino implica partecipazione, questa serata è stata davvero un tentativo di entrare in relazione con chi questo vino lo ha prodotto lungo gli anni. Capire la filosofia produttiva (utilizzo dosato del legno, esaltazione del sentore dolce della confettura di ciliegia, alcol ben presente) di questo vino, cogliere le sfumature, le bellezze e i primi cedimenti dati dal tempo...tutto ciò mi ha consentito di ammirare comunque le capacità dell'uomo nel lavorare con rispetto e lungimiranza i frutti della terra. La nostra amata terra. Vino attuale l'Amarone? Mi sbilancio: sì ma ci vorrebbe la forza di mettersi intorno a un tavolo, discutere sulla denominazione e confrontarsi sulla gestione dell'alcool svolto, forse a volte troppo ingombrante in alcuni prodotti delle aziende della zona.

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